mercoledì 16 febbraio 2011

Alice

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero  capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava sopratutto la sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie. 
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano numeri primi gemelli, numeri primi sempre più isolati smarriti in quello spazio silenzioso fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi,proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.

giovedì 27 gennaio 2011

Cosa siamo, se non sappiamo da dove veniamo? [Modernità?!] o [¡¿àʇıuɹǝpoɯ]

Spesso investiamo il nostro tempo in uno spazio aperto come quello del mopndo virtuale.
Un'ottima invenzione, un'invenzione a mio parere che ha spalancato le porte della curiosità dell'uomo sotto ogni aspetto. Questi sistemi però sono influenzati dagli eventi di massa che la maggior parte delle volte ci estraniano dal nostro tempo per immergerci in una nuova dimesione dove le altre persone sono solo un frivolo nome di pixel sul display, quasi a voler rappresetare un annullamento del Sè. Questo è sicuramente uno degli aspetti della modernità forse il più esplicito, quello che tutti quanti viviamo ogni giorno. ormai usiamo la tecnologia e internet per ogni forma di comunicazione e scambio di opinioni anche privandoci del nostro tempo, ma se questa realtà sempre alla ricerca di risposte è il mondo moderno, cosa lo differenzia da quello antico?
Se oggi usiamo la teconologia e la scienza per avere delle risposte nel mondo "antico" si usavano i miti. Il mito che doveva dare un'idea, una causa agli eventi della storia, che doveva dare spiegazione dei rapporti fra le persone.
cominciare a capire cos'è il mito può servirci a capire cosa ha perso la nostra società nel tempo, come ad esempio il rapporto tra persone, tra soggetto e corpo.




Mircea Eliade dipinge il mito come una

«storia sacra, che ha avuto luogo in un tempo primordiale; il tempo delle origini. Narra gesta di esseri soprannaturali e sempre racconta una creazione. In sintesi i miti rivelano l’attività creatrice, in un tempo primordiale e svelano la sacralità nel mondo, che fonda il mondo stesso. Storia sacra, quindi vera, legittima. Tutto ciò che oggi esiste così è perché è stato creato in illo tempore, per opera di qualcosa di altro, di un dio o di essere soprannaturali.» 



 Oltre la religione un altro esempio che esprime l’importanza del mito può considerarsi il rito del rinnovamento, come l’avvento del nuovo anno.  Scopo di questo è ricordare agli uomini come è stato creato il mondo. 
Ovviamente sono presenti numerose differenze tra le modalità in cui questo viene interpretato tra le diverse popolazioni, però è interessante notare come l'uomo senta la necessità di una Rinnovazione.Fondata sull’idea di una PERFEZIONE iniziale, consiste in una distruzione del vecchio mondo con lo scopo di ricostituire un nuovo ciclo, possibile solo successivamente ad un ritorno agli inizi - al CAOS.
proprio e solo tramite la distruzione può nascere una nuova vita, riemergendo dal caos. Ad interessarci non è tanto la presenza di una fine tanto attesa, ma sottolineare l’attribuzione di perfezione dell’inizio ed il suo ripresentarsi nel corso dell’esistenza umana affinché questa possa persistere in un tempo infinito.
Da ciò deriva il legame fondamentale tra Caos, Mythos e Logos che oggi è l' elemento essenziale e fondante della ragione. Una ragione che purtroppo si pone come elemento assoluto per la comprensione e la gestione della realtà, lasciando un vuoto incolmabile che prende il posto dell’immaginazione e delle credenze necessarie a fondare la realtà stessa in cui siamo immersi ogni giorno."Droga, passioni, sesso e “sballo” prendono il posto dell’immaginazione e fungono da capro espiatorio di una ragione che viene a mancare senza le fondamenta sulle quali costruire i presupposti per una socializzazione ed una realizzazione di se stessi, individualmente, e all’interno di un contesto lavorativo che utilizza l’altro come mezzo e non come fine. Come dire la chiave della soppravvivenza della ragione moderna.
Un sistema, alimentato dalla ragione, dal profitto e dalla brama di possesso materiale, che implode nel Caos - un ritorno al primordiale. Per questo una rilettura del mito può rincondurci ad una retta interpretazione del reale al fine di evitare l’incontrollato viaggio alla deriva del Sé, senza controllo, senza colpe forse, che caratterizza l’individuo contemporaeo. Come abbiamo assistito i media danzano sulla vita personale del soggetto smarrito all’interno di una società a lui estranea. In un contesto simile dove per l’Altro non vi è posto se non come mezzo per i propri fini, in cui il mito  ha lasciato il posto alla ragione e l’individuo trova se stesso solo all’interno di un circolo chiuso che ricrea la nascita, la morte e la rinascita spirituale cantata dagli antichi ecco che si spalancano scenari oscuri per le generazioni future, le quali dovranno ereditare questo rapporto uomo-natura-uomo che in questo contesto sembrerebbe portare all’estinzione di entrambi gli elementi o quantomeno ad una regressione delle menti con conseguenze catastrofiche per le società che verranno.

martedì 21 dicembre 2010

Città o uomini invisibili?

"La città invisibile è una contraddizione in termini, non pensi?
Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?!"


                                        Cit. Cogito ergo sum.


Non è forse l'uomo stesso ad averla creata dentro di se la città invisibile?  
Non è forse quello che abbiamo costruito fino ad oggi, ogni singolo istante vissuto, ogni singola esperienza passata, ogni piccolo o grande avvenimento della nostra vita,  le fondamenta  delle sue case?

Non sono forse i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse il domani, i mattoni delle case?
Pensi che manchino le vie? Forse non hai considerato i nostri pensieri, che collegano le case, i ponti, i quartieri, costituendo uno scambio di idee.
Può essere considerata quindi la città invisibile lo spazio vivo in cui ognuno sa di essere quello che è, senza dover indossare una maschera? Sognando, esprimendosi al meglio, essendo libero, potendo dire "no", potendo dire "si", creando altre realtà, altri pensieri, altre città invisibili, ..altri uomini?



"Se penso e dunque esisto, perchè dovrebbe essere invisibile l'uomo come la città?"